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Le sculture relazionali

   

 

 

Titolo: Malinconia

Tecnica: altorilievo in ferro saldato

Dimensione : 97 x 97 (peso 18 kg)

 

 

La malinconia è una narrazione fatta a se stessi che degrada la nostalgia. La nostalgia infatti è sana. E’ il ricordo di un desiderio espresso e vissuto. La malinconia è invece rimpianto per le occasioni perdute, per le cose non dette, per l’amore non dato. Per questo è una emozionalità struggente e depressiva.

L’antidoto è riprendere in mano i passaggi non completati del proprio racconto e immaginare quello che avrebbe potuto essere e sorridere dentro sé di fronte alle idee ed alle immagini del proprio sogno creativo.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo: Ideen

Tecnica: altorilievo in ferro saldato

Dimensione : 124 x 124 (peso 15 kg)

 

 

Quando il racconto si riempie di gioia infantile diventa filosofia: le idee platoniche finalmente d'accordo col motore immobile aristotelico. Si risolve la eterna questione del mondo. Se si torna in contatto con il bimbo adesivo che esplodeva nella gioia e lo si rende consapevole del contatto con la sua anima allora appare l’antidoto alla depressione malinconica con un’organizzazione colorata del pensiero.

 


 


 

 

 

 

Titolo :  La città digitale

Tecnica: altorilievo in plastica

Dimensione : 50 x 27 x 18 (peso 8 kg)

 

 

Ma, all’improvviso, tutt’intorno è complessità non gestibile: collegamenti che sostituiscono le coincidenze, organizzazione che invade e non è  comprensibile, informatizzazione deludente perché non semplifica, tracciati obbligatori da cui non si riesce a deviare, display in cui affoga la coscienza, comunicazioni che non diventano le relazioni. Anzi, comunicazioni deliranti e basta.

 


 

 

 


 

 

 

 

Titolo : Visitando NY 

Tecnica: tuttotondo in ferro saldato

Dimensione : 37 x 37 x 17 (peso 15 kg)

 

 

New York è la città più cosmopolita del mondo. Può piacere o meno ma dimostra che l’unica integrazione possibile è quella di avere due patrie: la propria cultura e l’essere cittadini del mondo. Quando sono in gioco alti numeri di persone in relazione non basta né la disponibilità buonistica né il controllo sociale più feroce. C’è chi è cosmopolita e chi non vuol smettere di essere primitivo.

Con questo profilo l’immagine mentale di New York diventa tenera e sembra un giocattolo in mano ad un bambino invisibile che vede l’evoluzione come un costruire grattacieli sempre più alti.

 

 

 



 

 

Titolo : Evoluzione

Tecnica: Tuttotondo in ferro saldato e plastica

Dimensione : 2054 x 65 x 65 (peso 40 kg)

 

 

Ma l’evoluzione è drammaticamente dinamica. Costruisce sul cervello rettile quello mammifero, e  su quello mammifero la corteccia; fa dialogare nei due emisferi la voce di Dio e quella degli uomini e le integra. Un grandioso dispendio di energie che, una ruminazione dopo l’altra, fanno incontrare la sensibilità con la forza e fanno sì che quest’ultima provveda alla costruzione della realtà. L’evoluzione è invincibile e non fa sconti alle regressioni primitive: se non evolvi, mediando, diventi bipolare. Ad ogni passaggio l’evoluzione lascia indietro chi non ha scelto la strada giusta verso i confini della vita. O colui al quale la via è stata impedita da chi pensa di crescere sulle spalle degli altri. L’oppressore si macchia di grave colpa. E quando il suo senso di colpa emerge e dilaga paga il prezzo di un rimorso non sopportabile: la rabbia diventa auto aggressiva e depressiva oppure si espande l’io maniacale. Senza pace tra coazione a ripetere ed oscillazioni bipolari.


 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo: Tramonto

Tecnica: altorilievo in ferro saldato

Dimensione : 74 x 65 x 16 (peso 18 kg)

 

 

Il tramonto è il luogo psichico dove anche il tormento, non bipolare, trova riposo e contempla ciò che oggettivamente ha fatto. Allora può pensare e vedere se ciò che ha fatto è buono, ben fatto. Osserva così la luce che passa attraverso le cose e sente ogni residuo del senso di colpa, che l’educazione repressiva aveva installato in lui, allontanarsi da sé. La tentazione dell’oblio è però grande perché, se la mente si perde nella meditazione di visione profonda, non torna più e la consapevolezza si perde nel nulla. Ampio ha da essere il moto ondoso dell’equilibrio per fa da complemento alla pace.

 

 

 


 

 

 


 

 

 

Titolo: L’equilibrio

Tecnica: tuttotondo in ferro saldato

Dimensione : 84 x 98 x 30 (peso 35 kg)

 

 

L’equilibrio ha un moto ondulatorio sempre più complesso. Non è un’oscillazione o, al contrario, il contenimento delle oscillazioni. L’equilibrio si annoda e si snoda in cicli lunghi e consente il gusto della vita insieme all’impegno per migliorarla. E’ molto difficile comunicare l’equilibrio giacché è una sensazione individuale appresa. Come quando si impara ad andare in bicicletta e la sensazione di cavalcare la forza giroscopica delle ruote non la si dimentica più.


 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo: Tutte chiacchiere

Tecnica: altorilievo in ferro saldato e plastica

Dimensione : 60 x 60 x 15 (peso 18 kg)

 

 

Altrimenti si chiacchiera e basta sulle cose sentite, pensate, viste e magari perse. Un asfissiante gioco di comunicazioni sballone ed istrioniche che riempiono il tempo presente ed eliminano sia il passato che il futuro. Così è nella società digitale dove tutto è comunicazione ma nulla è relazione. Tutto scivola con una battuta, una facezia, un gioco di parole, una metafora e, forse, una bugia. La misura della verità sta solo nella autentica disponibilità di chi racconta.   

 

 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

Titolo: Assertività

Tecnica: Scultura tutto tondo

Dimensioni: 105 x 44 x 55 (peso: 35 kg)

Scultura presentata all’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma 2014, direttore artistico Daniele Radini Tedeschi, organizzazione La Rosa dei Venti. Con la partecipazione di Philippe Daverio.

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Il percorso distorto del flusso mentale è obbligatoriamente avaro. Vero è che l’assertività consente di difendersi senza ansia ed aggressività pur rispettando gli altri ed ottenere così il “successo”. Ma è anche vero che privilegia il lato oscuro del vivere di relazioni primitive, o di conflitto, senza speranza di evolvere verso affinità stabili con altri. L’assertivo potenzia le difese dell’egocentrismo, riduce la sensibilità empatica verso il vissuto altrui e la corretta percezione del proprio: recita!

Ottimo sistema per difendersi, pessimo per incontrarsi. Alla fine si riduce ad un accurato catalogo di frasi fatte, pronte all’uso nelle diverse occasioni, che rappresentano tante parti di sé senza ricomposizione identitaria. L’assertività è un linguaggio che dilaga: dall’essere un modello di comunicazione del potere è diventato il modo di parlare degli amministratori e via via dei dipendenti pubblici fino agli insegnanti. Induce pacatamente alla sottomissione, al consenso, al formalismo, generando però un crescente fastidio negli uomini liberi fino all’esplicita insofferenza da parte dei poeti e degli artisti.

 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 

Titolo: Frammenti

Tecnica: Altorilievo in ferro e ghisa

dimensioni:  100 x  95 x 24 (peso: 12 kg)

 

Si può accettare di andare a pezzi in cambio di un po’ di pace?  Purtroppo spesso non c’è nient’altro da fare. Si può essere stati frammentati dall’assertività altrui assorbita passivamente colpo su colpo. Oppure si può essere frammentati dal successo della propria assertività.

C’è una sorta di pace nell’essere frammentati: i pezzi di sé si allontano tra di loro e l’amnesia riempie gli interstizi e dissocia dalle delusioni accumulate. Come quando si arriva in cucina e non ci si ricorda più di ciò che si è andati a prendere: la dissociazione è avvenuta in corridoio per allontanare il riaffiorare di una delle tante delusioni vissute. La scissione crea un vuoto di amnesia dentro cui scompaiono anche le forbici e la colla.   

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

Titolo: Quando muori diventi libero di amare, se in questa vita hai imparato a farlo

Tecnica: Tutto tondo in legno, ferro e ghisa

dimensioni:  350 x 200 x 200 (peso: 12 ql)

 

Maurizio Vignozzi, ex incursore della marina, ex UNIFIL in Libano, ex guardia del corpo, ex tossicodipendente da cocaina, ex musicista, ex operatore di comunità, ex guerriero. E’ morto 10 anni fa.

E’ il mio più grande amico. Ha usato la sua energia ruminante per mettere insieme i pezzi della sua vita e sento ancora la sua presenza mentre lanciavamo ai giovani, nelle piazze, nelle assemblee studentesche, nei locali, nei convegni e nelle discoteche l’idea di “vivere da Cavalieri di San Valentino”. Sento la sua voce dentro di me, quando diceva: “Adesso prendi il microfono e tira fuori qualcuna delle tue eresie. Al resto ci penso io…”. Che grande protezione!

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Titolo: Presepe 

Tecnica: altorilievo in ferro saldato

Dimensione : 75 x 65 x 0 (peso 18 kg)

 

Patetico, vecchio, superato, antiquato, anacronistico, arcaico, obsoleto, sentimentalistico, ecc. Dicono che il presepe non abbia più il fascino delle lucine e delle statuine con cui i bimbi si incantano mentre riconoscono in quella culla/mangiatoia un bimbo oggetto di amore.

Eppure quella tenerezza deve avere ancora modo di esprimersi. Se non nel Presepio (anche “vivente” con le suggestioni coreografiche degli abiti e del paesaggio) almeno in Babbo Natale, alias Santa Claus, alias San Nicolao, alias San Nicola da Tolentino. Esperti agiografi dicono che non sia questa la sua vera storia ma io, invece, sono sicuro che Nicola da Tolentino, noto per intagliare statuine nel legno e regalarle ai bambini, sia emigrato al nord passando per Giornico e poi per Praga per raggiungere il Polo Nord da cui discendere con slitta e renne. Ma se anche questo non è convincente possiamo ricorrere a Donald Winnicot ed all’oggetto transazionale: un orsacchiotto o un peluche, nei tempi moderni, ma anche una statuina in legno quando non esistevano ancora stoffe sintetiche. Ecco che torniamo sempre alle statuine: il sentimento di tenerezza è un’invisibile sensibilità assimilata dal bambino protetto che sposta l’unione con la madre verso il distacco e l’autonomia da essa.

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Titolo: Connessioni neurali 

Tecnica: altorilievo in ferro saldato con trucioli di tornio

Dimensione : 98 x 26 x 30 (peso 20 kg)

 

 

Il distacco è fonte di coscienza perché implica il riconoscimento dell’altro come “altro da sé”. Se c’è un altro c’è anche un “Io”. Il riconoscimento è predicato dell’affettività ed è questa proprietà della relazione che ha consentito agli umani di diventare persone. Questa illuminazione ha attivato milioni di connessioni neuronali che hanno consentito il pensare a sé con la propria voce interiore. Ma la relazione contiene un pericolo, grande.

Se, invece di entrare in contatto con la propria anima, si agisce per avere riconoscimenti ulteriori dall’altro della propria esistenza, allora si recita una parte, all’infinito.

Un groviglio di connessioni neurali superfetano l’identità e la semplicità francescana dell’essere è perduta nella complessificazione schizoide. Che altro non è che una assoluta bugia dietro cui si cela il sé.

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

Titolo: Bugie

Tecnica: tuttotondo in ferro saldato

Dimensione : 88 x 38 x 48 (peso 25 kg)

 

 

Il disturbo dipendente di personalità implica smarrimento, vuoto e inutilità. Nasce dall’inganno di aver ricevuto amore a parole ma senza irradiazione affettiva. Dunque dall’esser stati manipolati. E’ dolore da abbandono da parte dell’amato che dichiara di aver sempre dato amore. Bell’imbroglio da districare! Già perché forse non è stato del tutto falso, forse per lui amava solo in quel modo! O forse non sapeva amare ma avrebbe voluto! O forse non è mai stato amato e allora come faceva! Pensare con la mente dell’altro, in attesa dell’altro, è un cerchio affannoso che si nutre di bugie che si inanellano l’una nell’altra.

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

Titolo : Il senno è tornato dalla luna

Tecnica: tuttotondo in ferro saldato

Dimensione : 80 x 45 x 60 (peso 28 kg)

 

 

Finché la liberazione non irrompe nel cerchio e libera il pensiero e lo fa essere logico, razionale, preciso, avaro. Compare la luna e come magica saetta dell’intuizione rende vera la voce dell’altro ”dentro di sé”. Non è più la proiezione della propria insufficienza e delle giustificazioni ma diventa un vero dialogo interiore. L’altro è finalmente presenza indubitabile. Che miracolo è successo?


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo: Antigravità

Tecnica: tuttotondo in ferro saldato

Dimensione : 78 x 42 x 38 (peso 22 kg)

 

La levitazione dei fachiri rompe le regole della gravitazione universale newtoniana. Una massa con moto centripeto dentro un’altra massa con moto centripeto nella direzione opposta costruiscono un sistema di forze giroscopiche opposte che generano la levitazione.

Il movimento nello spazio è orientato dalle sfere che orientano la direzione. Indolentemente la macchina va. La pace assoluta la governa perché tutte le decisioni sono già state prese e il viaggio ha un vero obiettivo, dopo tanto cammino interiore le praterie celesti sono a portata di mano. Basta capire la formula.

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Resta la traccia di un cespuglio che nasconde il seme dell’ossido di ferro il quale, a sua volta, produce milioni di semi di ossido di ferro. Indistruttibili.  

 

 

 

 

 


 

 

 


 

 

Nota dell’autore

Le sculture relazionali sono a casa mia e nel mio giardino e sono state ispirate dai processi mentali dei miei pazienti. Le ho realizzate pensando a loro e desiderando ardentemente il loro bene. Per questo motivo sono contemporaneamente critiche e preghiere.

Ciascuno di loro è stato riferito ad un idealtipo di Prepos: avaro, ruminante, delirante, sballone effervescente, apatico, invisibile ed adesivo che si associano più o meno fedelmente ad una diagnosi.

Ogni scultura è collegata a quella successiva giacché la relazione tra di loro è l’antidoto se non la vera propria cura.

L’entusiasmo che mi ha spinto a queste realizzazioni è stato rafforzato dai ragazzi e dai giovani che le hanno viste; contrariamente agli adulti, contenuti nei loro atteggiamenti e rispettosi dell’opera d’arte, i ragazzi non potevano fare a meno di toccare con le mani le sculture, a volte accarezzandole, a volte saggiandone la consistenza.

Ho pensato che nell’era dell’immagine e degli schermi il bisogno di concretezza emergeva anche a questo livello di percezione corporea: toccare per vedere se è vera.

Dunque mi dispiace mostrarle solo a video pertanto invito con piacere tutti i giovani che sentano il bisogno di carezzare queste rappresentazioni della mente e dell’anima, a venire a casa mia dove potranno avere in dono una typha latifoglia (detta stiancia) in tondino di ferro e tubo zincato da mezzo pollice.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                Typha latifoglia

                                                Tecnica: tutto tondo

                                                Dimensione : 74 x 65 x 16 (peso 18 kg)

 

…oppure i ragazzi, specialmente gli iperattivi, se vorranno, potranno costruirsela in loco da soli…

 

 

 

                                                       Vincenzo Masini

 

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