"OPPOSIZIONI & AFFINITA': Per un agire comunicativo mirato all’intesa ed alla regressione del conflitto"
Vincenzo Masini
Relazione presentata al Convegno Comunicazione e risoluzione dei conflitti, Università di Arezzo, 2002
Habermas utilizza il concetto di Lebenswelt
per descrivere le proprietà dell’agire comunicativo fondato sulla certezza di
un cotesto sempre presente sullo sfondo. L’intesa è un processo di
convergenza tra soggetti capaci di linguaggio e di azione che "soddisfa le
condizioni di un assenso motivato razionalmente sul contenuto di
un'espressione" (Habermas, p.389) ed è prodotta dalla relazione
interpersonale per “coordinare di comune accordo i propri piani di azione e
quindi il proprio agire" (ib., p. 156). La Lebenswelt,
è il luogo dell’empatia, fondamento di una comunicazione intersoggettiva,
in linea di massima, non sistemica. System
e Lebenswelt sono luoghi di due
diversi modelli comunicativi: il primo è centrato su una cooperazione per il
raggiungimento di compiti, il secondo si fonda sulla regolazione responsabile
delle azioni, in vista dell'intesa. Il conflitto è uno squilibrio dell’intesa
causato o dall’ingresso di meccanismi sistemici nella riproduzione simbolica
tipica dei mondi della vita, o dalla insufficiente collaborazione fra sistema e
mondo della vita per innalzare i livelli di apprendimento nell’intera società:
sul piano comunicativo, cognitivo e valoriale.
La fondamentale tripartizione di Austin in atto
"locutorio, illocutorio e perlocutorio viene utilizzata da Habermas come
cerniera tra comunicazione e teoria dell'azione: l’agire comunicativo è in
atto quando tutti i partecipanti perseguono fini illocutivi, l’agire
strategico compare quando qualcuno tende ad effetti perlocutivi, ovvero ad
interazioni strategiche.
Nel
modello di Habermas c’è una interpenetrazione tra i due poli della
riproduzione materiale e della riproduzione simbolica: laddove il System entra
con le sue dinamiche nei mondi della vita, questi ultimi possono perfezionare le
loro cognizioni trasferendo nel sistema le loro potenzialità comunicative,
anche attraverso quella empatizzazione socio-sistemica ipotizzata da Ardigò. In
senso inverso il sistema può trasferire competenze e tecniche comunicative nei
mondi vitali senza attuare processi degenerativi, sempreché al loro interno
rimanga efficace la comunicazione intersoggettiva. In assenza di questa, la
comunicazione perlocutiva diventa concorrente con l’intesa interpersonale e può
produrre conflitti che, a loro volta, riverberano nel sistema.
La connessione tra comunicazione e senso condiviso è
spiegata da Searle: la struttura dell'atto linguistico è data dal contenuto
proposizionale, a cui corrisponde uno stato psicologico. L’atto linguistico
spiega l'intenzione giacché la comunicazione e la percezione dell’azione si
rispecchiano l'una nell'altra. Il nesso tra la psicologia della comunicazione,
le punteggiature delle sequenze comunicative all’interno di un
frame (Goffman) e la
metacomunicazione (Watzlawick) come reciproca definizione di sé dei
comunicatori, conducono all’interno dei processi gruppali.
Nell’analisi
lewiniana il gruppo presenta una tensione tra l’orientamento verso il compito
e l’orientamento socio-emozionale. Tale distinzione, condivisa in letteratura,
descrive i modi di eseguire i compiti, le relazioni, le leadership,
l’influenza sociale, la produttività, ecc. Per descrivere il gruppo
orientato verso la realizzazione di un compito può essere felicemente usato
il termine “dinamico”, termine
introdotto dallo stesso Lewin. Il gruppo
affettivo o espressivo è definibile con il termine “empatico”. L’empatia (Stein) può essere descritta nella sua
forma più alta come una partecipazione interiore alle esperienze altrui. Nella psicoanalisi
è vista come strumento di azione terapeutica, nella psicologia umanistica
l’empatia permette di capire il significato autentico della comunicazione.
Il mix di dinamica ed empatia specificano la forma
delle tipologie di gruppo e le fasi di evoluzione. L’ancoraggio in istituzioni
strutturali delle Lebenswelt mostra
particolari forme di sapere e di comunicazione: la squadra, il gruppo di lavoro,
la pattuglia, il bureau, il consiglio, la comitiva, la gang, l’associazione,
il pubblico, la famiglia, il sodalizio, la confraternita, la corte, il
condominio, il comitato, la classe scolastica, ecc. sono espressioni della
pluralizzazione morfologica dei piccoli gruppi.
Il concetto di personalità collettiva (PC),
introdotto da Hinshelwood per la risonanza interna (emozioni condivise) e la
attribuzione causale intergruppo (confine tra in e out group), consente
una feconda connessione tra macro e micro. In questo lavoro sulla analisi dei
conflitti tra la sociologia di Habermas e la teoria dei gruppi.
Il rapporto altamente problematico tra le parti e il tutto (la società come tutto che viene prima e conferisce significato alle parti oppure la dicotomia comunità-società che produce il fatto sociale) si riproduce nella proposta del mix tra empatia e dinamica che diventa “moralità” e “legalità” laddove ci si ponga il problema dei conflitti. Il tema delle PC tenta un nesso, con ancora non risolti problemi di piena giustificazione teorica (Masini) che appare però fertile sul piano della ricerca e dell’applicazione.
A seconda della risonanza e dell’attribuzione i
gruppi possono polarizzarsi verso processi di 1) PC orientata al controllo e
all’istituzione (unità intorno alle norme, rigidità e controllo,
resistenza al cambiamento) 2) PC
confliggente (bisogno di nemici esterni, altrimenti diventa conflittuale al
suo interno 3) PC
di differenziazione (bassa densità relazionale interna, rappresentanza di
interessi differenti) 4) PC fusionale
(ricerca di contatto personale per incorporazioni gruppali estemporanee) 5) PC
apatica (insiemi sociali inerti e indifferenziati) 6)
PC dissolvente (gruppi poco visibili per inbizione o mancanza di iniziativa)
7) PC affiliativa (adesione totale al gruppo di attaccamento). Sono
polarizzate sull’empatia le PC fusionali
(gruppi poco strutturati, senza norme e ruoli definiti: la folla, la comitiva,
ecc.), le PC affiliative (accettazione
incondizionata) e le PC dissolventi (grande
sensibilità e introversione). La PC di controllo e la PC confliggente
sono invece fortemente dinamici, così come la PC di differenziazione. La PC apatica
non presenta tensioni dinamiche né empatiche.
L'analisi delle personalità collettive di gruppo si fonda sullo studio delle relazioni interne ai gruppi e conduce all’individuazione dei caratteri prevalenti prodotti dall’individuazione di un numero limitato di relazioni, nel rispetto della specificità di genere delle formazioni gruppali.
Gli strumenti per analizzare le relazioni di equivoco, insofferenza, delusione, logoramento, evitamento, fastidio e incomprensione sono stati alcuni modelli di questionari costruiti per l’analisi della famiglia, della classe scolastica, della comunità, dell’azienda e del condominio. Le ricerche hanno analizzato 585 comunità, 232 famiglie e 320 classi scolastiche, costruendo i grafi delle loro relazioni al fine di individuare gli antidoti per la prevenzione del conflitto.
Nelle relazioni di opposizione si nascondo le radici
dei diversi possibili conflitti che esplodono laddove le invidie, le antipatie,
i rancori, le frustrazioni, le ansie, le amarezze, le insoddisfazioni non siano
più contenute dal contesto attrattore del gruppo.
L’INSOFFERENZA si verifica quando le persone si
oppongono con costrutti articolati di comportamento. Quanto più uno è,
intenzionalmente, ordinato, preciso, metodico, ripetitivo, tanto più l’altro
è, intenzionalmente, confusionario, vago, innovativo e creativo.
L’insofferenza produce litigio.
La DELUSIONE si impianta stabilmente quando le
persone avevano interpretato, illudendosi, il comportamento dell’altro in
sintonia con le proprie aspettative. La delusione può manifestarsi
improvvisamente, a seguito di un inganno, ma cresce lentamente in piccole
esperienze quotidiane, poco percettibili. La delusione conduce al risentimento
espresso attraverso la calunnia o il tradimento.
Il LOGORAMENTO è frutto di rapporti superficiali con
manifestazioni appariscenti ed estetizzanti. E’ una certa immagine, un tono
sempre “sopra le righe”, che logora le persone costrette a dare risposte
all’”altezza della situazione”, mai del tutto vere o del tutto chiare. La
usuale fuga dal logoramento si traduce nel tentativo di mantenersi indifferenti,
ma l’accumulo conduce a manifestazioni di isteria.
L’EVITAMENTO è precostituita indisponibilità alla
relazione. I motivi psicologici dell’evitamento sono: inibizione, incapacità di stabilire
rapporti, eccesso di sensibilità, bassa autostima ma anche senso di superiorità,
megalomania o superbia. L’evitamento preclude ogni possibilità di vita
comune.
Il FASTIDIO nasce dalla reattività di rifiuto “a
pelle” di gesti, modi di fare, odori, rumori, sapori, immagini emanati da
qualche persona. Conduce a rassegnazione e sopportazione ed al tentativo di
mettere in atto l’allontanamento dall’altro. Il fastidio si manifesta in
atti di vendetta: piccoli dispetti o vere e proprie violenze.
L’INCOMPRENSIONE è l’incapacità di trovare il
motivo del comportamento che l’altro mette in atto. Sebbene sia chiaro ed
evidente ciò che l’altro fa, non si capisce perché lo faccia, come sia
possibile che l’altro non capisca che ciò che fa non è quello che si deve
fare in quella circostanza. Il confronto è sterile perché ciascuno pensa:
“Possibile che non capisca che…?”. Aumenta così la necessità di
osservazione e di controllo del comportamento altrui, con vere e proprie
ossessioni e modelli di comportamento paranoici.
C’è EQUIVOCO nei comportamenti delle persone
quando le azioni non sono sinergiche ed orientate allo stesso fine o, se
orientate allo stesso fine, sono svolte in modi e tempi diversi. L’equivoco
rende impossibile l’intesa e conduce alla caduta della fiducia, alla
diffidenza, al sospetto ed alla ripetuta attuazione di comportamenti che
danneggiano se stessi e gli altri.
Il questionario, ovviamente diversificato per ogni tipo di contesto, pone domande sulle relazioni che vengono poi rappresentate con istogramma bilanciato. L’incrocio tra le diverse forze relazionali va a formare un grafo che mostra l’immagine complessiva della personalità collettiva. La tecnica per costruire il grafo è piuttosto complessa: dopo aver stabilito le percentuali di rilevanza delle relazioni, ed averle comparate con la media delle relazioni di specifiche di ogni formazione gruppale, viene calcolata l’incidenza di ciascuna nel gruppo in esame lungo le linee di forza attrattiva o oppositiva che esprimono.
Il miglioramento relazionale è possibile laddove si sia compiutamente compreso il processo di squilibrio oppositivo tra le persone. La prevenzione del conflitto è un processo diverso dall’arbitrato di controversie mediante compromessi accettabili, poiché le contese sono atti comunicativi delle ragioni psicologiche di opposizione e l’intervento richiede comunicazioni illocutive che costruiscano specifici antidoti per ciascuno dei rapporti critici precedentemente analizzati.
Il RICONOSCIMENTO porta a scoprire che gli altri
vivono le stesse emozioni. Si insegna il riconoscimento attraverso espressioni
del tipo: “ Ma lei non si è accorto che…” spiegando il motivo per cui una
terza persona manifesta un certo comportamento. Il riconoscimento è
l’antidoto dell’equivoco: si basa sulla comprensione delle aspirazioni,
delle frustrazioni e delle difficoltà dell’altro.
La DISPONIBILITA’ scaturisce dall’apertura verso l’altro che rende possibile un’azione positiva senza che ciò costi molta fatica. Spesso è valutata nell’intenzione più che nel risultato. Consente di superare l’insofferenza.
La COMPLEMENTARITA’ nasce dalla consapevolezza che l’uno farà le cose che non possono essere fatte dall’altro. Si fonda sulla serena accettazione che gli altri stiano facendo esattamente ciò che c’é bisogno di fare perché è utile per tutti. Lo sfondo della complementarità è la tranquillità e il realismo ed è l’antidoto alla delusione perché non si fonda su aspettative fantastiche.
L’INCONTRO è l’antidoto del logoramento perché presuppone la assoluta diversità delle persone, compresa l’estraneità dei modelli mentali e degli schemi d’azione, ma le impegna nell’obiettivo di scoprire che le diversità sono una potenza a cui ciascuno può attingere. L’incontro produce unità.
L’INTEGRAZIONE è la base per una buona organizzazione (e non il contrario). Vi è integrazione quando nessuno travalica o tradisce le aspettative che l’altro aveva riposto su di lui: il gioco delle parti, dei compiti, delle funzioni e dei ruoli è armonioso. L’integrazione è l’antidoto del fastidio perché rispetta l’identità di ciascuno e mette tutti nella “giusta distanza relazionale” reciproca.
La MEDIAZIONE costruisce il “senso comune” perché
modera gli eccessi e stimola le energie necessarie per raggiungere un obiettivo.
E’ l’antidoto all’incomprensione perché negozia i significati e libera
dal controllo reciproco. Produce accordo.

Rif. Bibl.
(testi in it.)
ARDIGO’ A, [1988], Per una sociologia oltre il post moderno, Bari, Laterza
AUSTIN J.L., [1987], Quando dire è fare, Marietti,
Genova .
BROWN R,. [1990], Psicologia sociale dei gruppi, Bologna, Il Mulino
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HABERMAS J., [1986], Teoria dell’agire comunicativo, II Mulino, Bologna
HINSHELWOOD R,D, [1987], Cosa accade nei gruppi, Milano, Cortina
SEARLE, JR., [2000], Mente, linguaggio, società. La filosofia nel mondo reale. Milano,
Raffaello Cortina
STEIN E., [1985], Il problema dell’empatia, Roma, Studium